Beni culturali: il presente del passato, un’opportunità per le nuove generazioni?

«[…]Tre sono i tempi: il passato il presente e il futuro; il presente del passato, il presente del presente e il presente del futuro. Queste ultime tre forme esistono nell’anima […] Il presente del passato è la memoria, il presente del presente è la visione, il presente del futuro è l’attesa». [S. Agostino, Confessioni Sant􀁠Agostino, Firenze, BUR, XI, 20.26]

Con questa citazione di Sant’Agostino da le “Confessioni” voglio mettere in evidenza il contrappasso del tempo. Il presente che si rifà sul passato perché vive di memoria e il presente del futuro, ossia l’attesa. 

Questa nostra cara città, Palermo, mosaico multicolore costruito lentamente nei secoli, è una rappresentazione vivente della fusione di tante culture che sono ormai diventate elemento marcante del DNA cittadino. Arabi, normanni, aragonesi, angioini, svevi, fenici, romani, gocce lente del tempo che per alcuni non rappresentano che elementi ossidati ferrosi e arrugginiti, prigioni del divenire di libri dimenticati.

Il bene monumentale, dalle grotte dell’Addaura con i graffiti del Mesolitico, ai bastioni fenici, dalle porte cinquecentesche ai quattro canti, dal Castello di Maredolce ai misteri del sottosuolo, è punto di partenza e di arrivo, croce nella sua memoria persa e delizia nella sua vasta ricchezza estetica.

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Chi non è cosciente della propria storia è destinato a ripetere gli errori di chi lo ha preceduto, ma non solo per questo motivo Palermo va vissuta ed interpretata nel suo significato storico, non solo perché è bello sapere e perché il significato filantropico di un bene monumentale arricchisce e rende più forti nella conoscenza.

 

Oltre al puro significato filantropico, si trova un puro scopo pragmatico di ricchezza, rigenerante nel tessuto economico, nascosto tra i rivoli di una scultura poco conosciuta o di un museo poco frequentato, nei percorsi enogastronomici tra i mercati storici di Ballarò e del Capo, nei rifugi antiaerei risalenti alla seconda guerra mondiale, nelle catacombe di via D’Ossuna, nei percorsi culturali della Torre di San Nicolò. Tre sillabe, compatte, consonante e vocale, consonante e vocale, consonante e vocale: La-vo-ro! La-vo-ro! La-vo-ro! 

Domandarsi, allora, se esistono nuove esperienze lavorative basate sui social media o sui percorsi enogastronomici, o sul turismo intra-cittadino, è quasi un percorso obbligato. La politica ha il dovere di ascoltare, leggere e sostenere, ove possibile, tali percorsi, semplicemente, mettendo a disposizione il letto dei ricordi della città.

Il freddo che apre le ferite della Palermo Senzacasa

A Palermo spesso ci lamentiamo. E’ un lamento diffuso, un’eco che diventa sottofondo, perché sono tanti i problemi che attanagliano questa società: dalla crisi economica che non sembra stemperarsi minimamente, ad una vera e propria crisi sociale dovuta a tante concause, nazionali e internazionali.

Ci si lamenta sempre, quasi per inerzia, forse Ficarra e Picone nel loro famoso sketch “Stanco? No, oggi no” avevano visto giusto questo atteggiamento diffuso, permanente, che riscopre tanti comportamenti di noi Siciliani.

Quest’anno anche il freddo si è messo a soffiare contro, un freddo a cui la Sicilia e il palermitano non sono abituati, e quindi giù di lamenti e insofferenza nei confronti del gelo e della neve, del freddo che entra nelle ossa. Il freddo ha soffiato forte a spaccare le ferite degli invisibili, quei fratelli palermitani che soffrono più di noi (e avrebbero molte più ragioni di lamentarsi di noi…): i senzacasa.

Il freddo riconduce alla ribalta un emergenza, quella abitativa, che a Palermo non è stata affrontata in modo organico e strutturato. Dovrebbe essere un tema sensibile 365 giorni su 365, ma come per tante altre cose, dovrebbe essere, ma non è. Il freddo ha sparato forte alimentando pensieri e domande: come fanno i senzacasa ad affrontare il freddo?  Riescono a trovare delle soluzioni temporanee? Riescono a trovare aiuto da parte delle istituzioni?
Mi sono chiesto, dopo essermi soffermato su queste domande, se a Palermo, la quinta città d’Italia, fosse stato predisposto un piano per l’emergenza abitativa.

Sarebbe stato facile cominciare dalla cosa più semplice: scrivere dei pensieri nobili dedicati a chi è meno fortunato, a chi non ha una certezza ferma e solida nella casa.

Ma non basta, non basta, perché sarebbe la cosa più semplice da fare. Ho contattato Toni Pellicane, portavoce del Comitato di Lotta per la Casa, che da anni porta avanti le istanze delle famiglie dei senza casa, di quelli che io chiamo gli invisibili. Invisibili perché non riusciamo a percepirli il più delle volte, perché la loro emergenza abitativa è un “loro” problema non è un “nostro” problema, perché noi in fondo la casa ce l’abbiamo.

Ho voluto intervistare Toni per fargli delle domande riguardo l’emergenza abitativa a Palermo, sull’utilizzo dei beni confiscati, sulla politica dell’amministrazione odierna, sui numeri che oggi parlano da soli: 10000 (diecimila) famiglie che dal 2005 aspettano un alloggio popolare, 250 senzatetto a Palermo (più del 200% rispetto al 2011).

Il Comitato di lotta per la Casa ha raccolto le istanze delle famiglie dei senzacasa, ha elaborato delle proposte che Toni Pellicane ha esposto nella intervista a cui rinvio il lettore che vorrà approfondire la conoscenza sull’emergenza abitativa in città.

Video Intervista a Toni Pellicane

Una cronistoria che permette di osservare tale emergenza con la voglia di fare, di risolvere un problema che è un diritto di base: il diritto alla casa!

Quali argomenti sono stati sviscerati durante l’intervista?

  • contributo alloggiativo;
  • utilizzo e mappatura dei beni confiscati alla mafia;
  • soluzioni di autorecupero da parte delle famiglie dei senzacasa;
  • soluzioni di reinserimento sociale

 

NO all’Indifferenza – Fai la Differenza!

Quante volte quel cittadino animato di buona volontà è tornato sui suoi passi, perché deluso, perché si è scontrato contro un muro di gomma fatto di indifferenza e di inciviltà? In questi ultimi anni uno degli obiettivi di tante associazioni sul territorio e di molti comitati di cittadini è stato proprio quello di sensibilizzare la cittadinanza al concetto di bene comune, al rispetto della città, delle strade, dei marciapiedi, del verde.

Non è facile, spesso ci si sente come Don Chisciotte e i Mulini a Vento … A volte viene voglia di buttare tutto all’aria, quasi contagiati da un virus di indifferenza alla comunità e a tutto ciò che concerne la vivibilità dei quartieri di Palermo.

Sì, è molto alta la probabilità di farsi inghiottire dal forte vortice puzzolente dell’indifferenza, indifferenza che si trasforma in distacco e menefreghismo… L’indifferenza, peso morto della storia.

Se da un lato tutti questi fattori possono scoraggiare e rilanciare al ribasso gli impulsi di entusiasmo che fanno capolino nella coscienza di molti di noi, dall’altro lato si può affermare con certezza che è incommensurabile il valore del recupero del bene per la comunità quando un cittadino riesce a fare qualcosa, individualmente (tramite segnalazione o direttamente armandosi di buona volontà) o come gruppo per la città.

Sono di più di quelli che si possono immaginare, i cittadini che dicono NO all’indifferenza che rende tutto brullo, senza odore, senza colore, senza vita.

Come dare risposte, quindi, a chi vuole mettersi in gioco per occuparsi di quelle condizioni che oggettivamente rendono Palermo, ancora oggi, una città problematica sotto gli aspetti sopracitati?

Evitare il “benaltrismo”, quell’approccio che vede sempre altri problemi ancora prima di approcciare la soluzione di ciò di cui si sta discutendo;

Evitare le “barricate giacobine” che vogliono identificare il marcio e il virtuoso in due gruppi nettamente distinti e separati (molto spesso le condizioni sono molto più complesse);

E, quindi, eccoci ad un approccio che nasce semplicemente da una attività virtuosa di raccolta e di classificazione di segnalazioni che vengono inoltrate all’ URP della RAP e alla richiesta di un incontro che potesse permettere di conoscere meglio i problemi strutturali che vengono affrontati quotidianamente dagli uffici competenti dell’azienda a cui oggi compete il difficile e arduo compito della raccolta dei rifiuti.

Oggi, 13 Ottobre alle ore 15:00 un gruppo di cittadini e di associazioni ha incontrato la dirigenza RAP per chiedere alcuni interventi, per porre alcuni quesiti, per fare alcune proposte:

  1. Segnalazioni riguardanti la presenza di discariche a cielo aperto;
  2. Richieste di spostamenti di alcuni cassonetti per rivalutare anche l’assetto estetico di piazze storiche;
  3. Ripristino manutenzione dei marciapiedi di diverse vie della città;
  4. Proposta di una vera e propria collaborazione con la cittadinanza;
  5. Aumento del livello di comunicazione;
  6. Questione multe e Ispettore Ambientale.

La maggior parte delle richieste rendono evidente il bisogno, la necessità di maggiore controllo sul territorio da parte di quei cittadini che hanno a cuore la “salute” di Palermo e che spesso si chiedono se sia veramente possibile un cambiamento.

Dopo aver messo in evidenza problematiche sorte in essere dalle segnalazioni di residenti (lo spostamento di alcuni cassonetti, la raccolta straordinaria di alcuni rifiuti ingombranti, il monitoraggio dello stato dei marciapiedi) è stato quasi naturale suggerire alcuni spunti per rendere più efficace l’azione della stessa azienda sul territorio: è necessario aumentare la diffusione della comunicazione a livello capillare, sarebbe importante che l’evasione di norme di buona cittadinanza venisse punita con multe e sanzioni severe, tali da dover costringere anche i più renitenti a seguire un comportamento consono al rispetto del bene comune. L’aggiornamento relativo all’estensione della raccolta porta a porta vedrà nel mese di novembre il completamento della consegna dei carrellati e la scomparsa delle campane di vetro proprio nella zona Palermo Differenzia 2 (gradualmente verrà estesa anche alla zona Palermo Differenzia 1).

Dopo aver discusso e scambiato opinioni si evince che bisogna fare di più per coinvolgere i commercianti, i negozianti e i gestori dei pub ad effettuare la raccolta differenziata del cartone e del vetro (noi abbiamo dato la nostra disponibilità a coinvolgere i commercianti dei rispettivi quartieri di riferimento), risulta chiaro che certi provvedimenti, quali l’istituzione dell’Ispettore Ambientale, siano di competenza dell’amministrazione comunale, allo stesso modo è necessario che il regolamento di gestione dei rifiuti venga modificato per rendere vantaggiosa la raccolta differenziata per i commercianti, tramite, ad esempio, detrazioni sulla TARI. Il prossimo passo sarà quindi cercare di comunicare all’amministrazione che una quota parte delle decisioni che possono dare una svolta seria dipende proprio dalle modifiche al prossimo regolamento sui rifiuti.

Altro punto su cui è stato approfondito il dettaglio riguarda il tracking dei mezzi della RAP, nei prossimi mesi il cronoprogramma delle attività della RAP prevede anche la gestione del sistema informativo che integra le informazioni di tracciamento di spostamento dei mezzi in azione sul territorio.

Questo incontro ha rappresentato l’inizio di un percorso che vede la massima disponibilità a collaborare da parte di quei cittadini che non vogliono essere “assorbiti” dalle sabbie mobili dell’indifferenza.

 

 

 

 

Leggende metropolitane … sulla metrò

Sicuro che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi se ne sentiranno tante sulla mobilità e sulle varie proposte risolutive di un problema che diventa sempre più pressante (perché al contrario di quanto si possa pensare, la gestione della mobilità urbana può assicurare maggiore vivibilità e migliorare anche la qualità della vita).

Riporto un piccolo passo di un articolo del National Geographic:

“Il più grande bottino per l’archeologia londinese è stato il progetto Crossrail, del valore di 23 miliardi di dollari, la nuova linea per i pendolari da est a ovest che è contemporaneamente il più grande progetto europeo di ingegneria e il più grande scavo archeologico. Da quando il lavoro è iniziato nel 2009 nelle 26 miglia di gallerie e negli oltre 40 siti di costruzione Crossrail sono emersi migliaia di reperti, manufatti e fossili distribuiti nell’arco di 70.000 anni.

Da questo estratto dall’articolo del National Geographic (http://ngm.nationalgeographic.com/2016/02/artifacts-found-under-london-archaeology-text)  si comprende quanto, in realtà, i ritrovamenti archeologici sono una fonte da recuperare anche grazie a questi scavi, inoltre in molte città come Londra e Parigi la realizzazione della rete metropolitana è stata portata avanti grazie a scavi che raggiungessero livelli di profondità tali da evitare rallentamenti per la presenza di elementi quali fiumi, strutture presenti in altri periodi storici.

Se si portano avanti degli scavi a Londra si trovano reperti archeologici, allo stesso modo in cui si trovano a Palermo. Spesso questo argomento è stato utilizzato per rimbalzare le proposte di realizzazione della metropolitana a Palermo. Sì, realizzazione, perché quella di Palermo (che oggi permette di raggiungere solo meno di dieci fermate collegando poche zone della città, con frequenze di un treno ogni mezzora) non è una vera e propria metropolitana: treni vecchi (anche quelli che spacciano per treni nuovi non sono altro che treni dismessi dal sistema delle ferrovie dello stato nel centro-nord), frequenza di 30 minuti e scarsissima capillarità.

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Città come Londra, Parigi, New York presentano, nel sottosuolo diversi elementi strutturali che sono stati gestiti utilizzando tecnologie esistenti già nel secolo scorso. In una città come Palermo si liquida (in un sistema integrato di trasporto pubblico) la realizzazione della metropolitana perché troppo costosa.

Negli ultimi mesi il comune ha pubblicato sul proprio sito le proposte di linee di tram da realizzare nei prossimi anni. Personalmente non credo che Palermo (per una serie di condizioni che vanno dalla realtà economica di crisi strutturale ad una gestione della mobilità su strada che non può essere risolta esclusivamente proponendo la ZTL) possa trovare soluzione adottando solo una rete estesa di tram.

Molto più plausibile realizzare alcune linee del tram nelle strade che possono effettivamente contenere lo spazio necessario per le rotaie e le fermate (penso a via dell’Olimpo, a viale Regione).

Credo che un sistema integrato virtuoso dovrebbe prevedere una metropolitana nella zona centrale dell’assetto urbano fissando due hub (la Stazione Centrale e la Stazione Notarbartolo).

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Sono quasi certo che durante i prossimi mesi si parlerà molto poco di questo tema perché l’obiettivo sarà quello di trovare delle soluzioni da campagna elettorale… quindi soluzioni che scontentano meno la maggior parte dei cittadini, ma è ovvio che qualsiasi cambiamento tende naturalmente a trovare un certo livello di ostilità (cambiamento di abitudini, transitorio necessario per il completamento dei lavori …).

Credo che però si siano create, come al solito, due barricate: o sei per il tram, o sei per la metropolitana… Non è possibile studiare una terza via: un sistema realmente integrato di trasporto che permetta di cambiare la mobilità di questa città e, non renda questa città un costante cantiere a cielo aperto?

Mi piacerebbe conoscere e riscontrare il parere di chi leggerà questo articolo e queste mie riflessioni per arricchire la conoscenza del problema. Non sono un tecnico, nutro passione per le tematiche che riguardano da vicino Palermo.

 

 

 

 

Il suicidio non premeditato della cenere politica

Prima Parte (a cura di Alessandro Bruno)

 

Cenere alla cenere, è un po’ come l’altra faccia della medaglia di “chi semina raccoglie”, “a Cesare quel che è di Cesare” e altri detti che rendono chiaro il concetto del fare e dell’ottenere.

Ashes to Ashes (cit. David Bowie), Cenere alla cenere per il suicidio non premeditato della politica in Sicilia. Si, proprio così, non si naviga a vista, al contempo non si naufraga, ancora peggio si vaga in uno stato di indeterminazione che nessuna legge della fisica o della statistica possa inscatolare per prevenire un inizio e una fine.

Che noia ascoltare o leggere i soliti articoli o pensieri moribondi di decomposizione per le forme di aggregazione politica: dovrebbero essere spunta e scalpello della società che espelle e rifiuta lo stato di mediocrità, che vuole evolversi dalla dipendenza malata e cronica dei baroni di ogni feudo.

Restituire dignità alla propria terra? Possibile solo se si è pronti a scendere direttamente in campo, pronti a versare sangue e sudore su una terra secca che ne assorbe ogni singola goccia.

Ad oggi non è pensabile di poter realizzare un vero e proprio cambiamento all’interno della struttura organizzativa di un partito, di un movimento politico, data la struttura verticistica poco votata al rispetto delle pluralità, delle cosiddette minoranze. Non si premia né il merito né il coraggio di schierarsi apertamente, al contrario si premia solo chi è portatore di voti, senza tenere conto del patrimonio culturale dei “nuovi entrati”.

Mi stanco molto facilmente quando leggo articoli che aprono su queste tematiche, spesso chiudo con un click e penso ad altro, non ci si può mica deprimere mettendo tutto sulle spalle di pochi valorosi quanto incoscienti Don Chisciotte della Mancia. Perciò arriverò subito al dunque elencando quali sono i presupposti per la riuscita di un progetto che non sia autoreferenziale ma colga le esigenze che si respirano nell’aria di tutti i giorni (non sia mai che l’araba fenice possa risorgere dalle sue stesse ceneri … ):

  • libero accesso alle strutture fisiche dell’organizzazione dove proporre, elaborare, confutare;
  • elezioni dirette dei vertici locali dell’organizzazione (partitica) da parte dei tesserati o  degli iscritti da rinnovare ogni 4 anni;
  • stabilire un numero massimo dei circoli sul territorio (ripetibili per territorialità o tematica di affluenza);
  • stabilire il numero massimo di iscritti o tesserati per circolo (ciò dovrebbe limitare o impedire la costituzione di circoli che esistano esclusivamente per la referenzialità per il potere, l’asservimento ad un rappresentante locale o nazionale);
  • evidenziare l’azione politica all’interno del territorio (municipalità e/o circoscrizioni) tramite appuntamenti periodici aperti all’elaborazione politica su argomenti proposti    durante le riunioni o poste in essere per la presenza costante sui social network (corretto utilizzo della rete, ad hoc per l’elaborazione e la costruzione, non per la demonizzazione della partecipazione);
  • esclusione degli eletti agli organi amministrativi dai ruoli dirigenziali dell’organizzazione partito: una struttura votata alla partecipazione non può precludere l’apertura alla partecipazione per asservirsi a coloro i quali hanno già ottenuto il consenso e tendenzialmente vertono una voluta cristallizzazione della loro posizione. Il segretario provinciale (o regionale) di un organizzazione-partito non può contemporaneamente svolgere le mansione del consigliere comunale o deputato regionale o deputato nazionale o senatore.
  • Per tutti coloro i quali hanno esperienze partitiche precedenti l’ingresso alla organizzazione-partito, è necessario un periodo di incoming di almeno 1 anno durante il quale non potranno candidarsi nelle liste del partito o liste collegate al partito.

Seconda Parte (a cura di Giorgio Mineo)

– In Sicilia esiste ancora la politica? Questa è forse la domanda che in molti ci poniamo di fronte al magro spettacolo che i movimenti e i partiti ci hanno regalato in questi anni. Le vicende odierne fanno apparire il tutto più come un mercato azionario delle cariche pubbliche, in cui le società per azioni (partiti e movimenti) si affrontano fra loro, mentre i soci si contendono il potere. Questo non vuole essere un inno alla rassegnazione, anzi sono convinto che l’accrescersi di tali nefandezze possa guidarci al punto di rottura che ci porterà al cambiamento. Ma attenzione possono esserci due percorsi o, per meglio dire, due risposte ai problemi del nostro tempo. Una è il populismo, la via più facile che seduce i cittadini con risposte facili e immediate ai problemi più complessi catalizzando la rabbia verso i predecessori e i loro affiliati; ma è anche la più falsa e distante dalla soluzione reale ai problemi (per non parlare dei rischi autoritari). L’altra è la vera Politica, quella capace di aggregare le migliori risorse umane della società, quella capace di consegnare una analisi del presente ed una visione per il futuro, quella fatta dall’unione dei sogni e del raziocinio. Ma come si arriva alla Politica ? L’amico e il compagno Alessandro Bruno ha già dato qui dei punti importanti di svolta ai quali mi limiterò ad aggiungere qualche riflessione, con la consapevolezza che solo un partito rinnovato nei volti e nelle dinamiche operative è capace di rappresentare il cambiamento.

 

  • La dirigenza provinciale, i circoli e i consiglieri comunali e di circoscrizione dovrebbero mobilitarsi sempre insieme in ogni iniziativa per valorizzarle al meglio, per dare un messaggio di unità, per il risalto mediatico, per mantenere i contatti reciproci e di controllo basilari in una comunità.
  • Stabilire un numero minimo di incontri per il mantenimento in vita dei circoli territoriali o tematici così da evitare la proliferazione di tessere e/o circoli fantasma funzionali a scalate verticistiche.
  • L’eliminazione dell’organo giovanile di partito, ormai avulso dalla sfera liceale o universitaria serve solo a raggruppare giovani scalatori di cariche senza formazione e senza contatto con il resto del partito. Tali energie dovrebbero invece mescolarsi con la comunità già esistente, vecchi e giovani imparerebbero gli uni dagli altri e tutti i circoli si ritroverebbero potenziati da tale sinergia.
  • Prevedere un minimo di dibattiti ad ampio respiro sull’Europa, sull’ideologia politica, sull’economia ecc. Vero è che territorialmente per essere efficaci bisogna giustamente concentrarsi sulle problematiche locali, ma un partito vero ha anche il compito di dibattere su questi temi soprattutto per la formazione dei giovani e quindi della nuova classe dirigente. Quest’ultima senza una visione non potrà mai essere in grado di uscire dal suo ambito locale ed affrontare coscientemente i problemi del nostro tempo.
  • Tornare a compiere campagne di ascolto sul territorio con tutti i mezzi disponibili, sia fisici che digitali ( porta a porta, banchetti, sondaggi web ecc.) per ricostituire il rapporto con i cittadini, pensando soprattutto alle periferie, sulle quali si spendono tante parole ma mai un gesto concreto di vicinanza.

Lasciare le iniziative e i dibattiti aperte a tutti (tranne ovviamente che per le votazioni vincolanti e di elezione), stimolare l’ingresso di nuove risorse umane limitrofe alle attività del partito attraverso incontri e scambi con associazioni di settore, movimenti civici e volontariato.

 

 

 

Non siamo cammelli …

La Sicilia, da un punto di vista politico, si presta spesso a svolgere il ruolo di cassa di risonanza o di amplificatore di fenomeni che fanno discutere.

In queste ultime settimane si è assistito a fenomeni che hanno generato malcontento e disaffezione da quella parte di tesserati che viene spesso chiamata “la base” del partito, quei tesserati che non sono ascrivibili alle cosiddette truppe “plotonate” o “cammellate” dei dominus di partito. Si potrebbe dire, senza esagerare, che questa rappresenta la parte migliore di un partito, proprio perché libera da certi interessi che qui, terra attanagliata da gravi problemi economici, spesso fanno da padrone.

Nella fattispecie si fa riferimento alle dinamiche del Partito Democratico. Se, a livello nazionale, ha fatto discutere l’alleanza con il NuovoCentroDestra di Alfano, con Verdini & co, giustificata dagli stessi protagonisti come alleanza di scopo per ottenere alcuni progressi a livello nazionale ed europeo, qui in Sicilia, nella terra che fu del Gattopardo, si è scatenato un vero e proprio pandemonio a causa di un numero spropositato di ingressi nel partito democratico, da parte di personaggi che fino all’altro ieri erano rappresentanti di prim’ordine dello schieramento di centro-destra.

Le dichiarazioni di Totò Cuffaro, secondo cui buona parte del suo entourage politico dei tempi delle sue amministrazioni sarebbe oggi transitata nel PD, hanno fatto scoppiare una vera e propria battaglia tra le parti (correnti dello stesso partito).

 

truppe cammellate

La questione che mi preme sottolineare è quella della distanza tra due anime del partito democratico. La prima è l’Anima dei militanti, degli iscritti che credono ai principi dello statuto, che si riuniscono periodicamente, che organizzano convegni e cercano di portare a termine dei progetti strutturati sul territorio, coinvolgendo associazioni, attori fondamentali di un fermento, testimonianza di una società che non è affatto ferma e annichilita dai continui cattivi esempi nei quali sono immersi rappresentanti della attuale “classe dirigente”. Si dice che l’azione di un partito sia quella di produrre la classe dirigente, ma quella è un’altra storia, la storia di partiti che erano veri riferimenti territoriali nelle città, un periodo storico in cui, molto probabilmente non sarebbe stato possibile passare da destra a sinistra e viceversa con una velocità e frequenza tale da rendere invidioso il più grande dei trasformisti…

La seconda anima del partito è quella istituzionale, quella che deve reggere il gioco allo scontro tra correnti, ci si fa la guerra a mezzo stampa, contraddicendo spesso le proprie azioni.

Osservando e leggendo le reazioni tra le barricate di questa fantomatica battaglia che oggi riempie le righe degli articoli di cronaca politica siciliana, penso che nessuno sia esente da colpe, perché sicuramente nessun tesserato “vero” della sicilia orientale ha visto di buon occhio l’ingresso di Sicilia Futura nel partito.

Allo stesso modo, non si può negare che ad alcuni personaggi, cuffariani della prima e dell’ultima ora, siano state spalancate le porte del PD senza alcuna remora o quantomeno periodo di “incoming”.

Chi è regista di queste operazioni dovrebbe rispondere ad un paio di domande:

1) E’ possibile attrarre nuovi giovani in questo partito se le premesse sono queste?

2) E’ possibile portare avanti delle azioni credibili sul territorio se si aprono le porte proprio a tutti tranne ai meritevoli di attenzione?

Le scelte sono sempre e comunque a svantaggio di chi crede veramente in una idea di partito che oggi è sempre più governo-centrico e non produce, con le dovute rare eccezioni, classe dirigente capace di innovare, di fare crescere i territori.

La Sicilia è una terra ricca di tesori dal punto di vista storico, artistico, culturale, ma è anche piena di tanti talenti che aspettano solo di avere una possibilità, di poter mettere in gioco le loro idee e i loro progetti.

Cosa c’entra questo con il Partito Democratico?
Fin quando il partito, che oggi governa la regione, riserverà questo trattamento ai suoi tesserati chissà cosa si potranno aspettare gli elettori?

Non siamo dei cammelli, le truppe “cammellate” nuocciono gravemente alla salute del partito democratico. Si guarda troppo al presente cercando un consenso legato alle vecchie logiche logoranti di un territorio che ha perso anche le strade e le autostrade, non si guarda al futuro, di fatto compiendo un salto generazionale mortale per il futuro dei prossimi venti anni.

Ma noi non fumiamo sigarette cammellate, perché tali sigarette nuocciono gravemente al partito democratico.

 

Vostro affezionatissimo,

Alessandro

La memoria condivisa, io ricordo, nonostante tutto.

L’essere umano è pieno di contraddizioni che si esprimono nel divenire delle cose, nella manifestazione del suo essere. Ci si augura che questo possa portare a livello individuale e collettivo ad una crescita, nel tempo, ad una maturazione delle idee e ad un atteggiamento critico e dialettico nei confronti di ciò che accade nel mondo, ogni giorno.

In questi giorni di caldo asfissiante potrebbe sembrare ancora più difficile e ardito mettere insieme delle parole per costruire un ragionamento di senso compiuto… Ci proverò partendo dalla considerazione che ciò che seminiamo prima o poi darà i suoi frutti.

Questi ultimi anni, la Sicilia, a livello politico, sociale, economico, territoriale, ha subito tante sconfitte ed umiliazioni (basta pensare alle occasioni perse dei fondi strutturali europei che potrebbero dare speranze di sviluppo, basta volgere lo sguardo alle condizioni strutturali delle nostre vie di comunicazione stradali e ferroviarie, per non parlare del crescente isolamento dal punto di vista aereo, basta pensare alle persone che rivediamo solo durante le festività natalizie perché il lavoro le chiama da un’altra parte del mondo).

La crisi economica degli ultimi anni ha, come farebbe una matita che sottolinea una frase importante di un libro, evidenziato ancora di più le falle di un sistema che sembra essersi trasformato in una megattera arenata e in lenta agonia. Le parole che dovrebbero dare la sveglia a chi vuole cambiare la nostra terra, lasciano spesso l’amaro in bocca per la presa di coscienza della realtà. Non mi piace soffermarmi su ciò che sa di amaro, acido, marcio…
Proprio per questo motivo  credo che sia dovere di ogni singolo cittadino, di ogni singolo Siciliano non buttare nel dimenticatoio tutti quegli uomini e quelle donne che hanno sacrificato la loro stessa vita in una lotta contro una piaga che ha ferito quasi mortalmente, come se non ci fosse più una via di uscita, il nostro cuore.

Potrebbero sembrare le solite frasi di rito, all’avvicinarsi del 19 luglio, anniversario della strage di via D’Amelio, ma non è così!

Credo che in tutte le cose in cui entra, protagonista, l’attività degli esseri umani, ci sarà sempre una lotta tra forze buone e forze oscure, di cui spesso non riconosciamo le azioni. Tutte le istituzioni umane sono piene di errori e proprio per questo punto non si deve lasciare stare, non si deve dare resa, non si deve gettare la bandiera perché sempre esisterà un lato buono delle cose.

Non sono illusioni, non mi interessa molto sapere cosa faremo durante le giornate di commemorazione delle stragi del 23 maggio e del 19 luglio di ogni anno, quello che mi interessa è sapere che al di là di ogni retorica, al di là di quella politica che ha sfruttato i simboli della lotta alla mafia quasi fossero gadget da vendere ai turisti, quasi fossero figurine da metter nell’album di varie campagne elettorali, al di là di nomi, di volti che passano e passeranno sui posti di governo di questa terra bellissima, esisterà sempre una memoria condivisa da tutti i cittadini onesti che non dimenticheranno mai ciò che è stato fatto.

Poche parole per non annoiare chi avrà la voglia di leggere questi miei pensieri fugaci, mentre il vento caldo, rovente di metà luglio scrive nella nostra memoria un altro anno di storia, un altro anno: Io ricordo, nonostante tutto.